Concarena, Via Cassin


La Concarena, come fai a non esserne innamorato?
Ogni volta che scali in Adamello te la trovi lì di fronte, gigante e severa, impossibile rimanere lontani dal suo fascino.
Se ci ripenso ho rischiato un'infinita quantità di incidenti in macchina da Capo di Ponte a Breno perché guidavo col naso all'insù a cercare di capirci qualcosa tra quel mondo di calcare e torrioni.
La Cassin è la via storica della montagna, la prima a salire per intero il bellissimo spigolo fino in cima al “Golem”.
Negli anni successivi Mattero Rivadossi apre Atlantide( la classica moderna) e in seguito Andrea Guerzoni fa una grande attività esplorativa aprendo itinerari difficili e non ripetuti su diversi torrioni della zona.
Fa un po' ridere parlare di classiche per vie che hanno una ripetizione ogni dieci anni (se va bene).
Noi abbiamo scelto la Cassin e il suo bellissimo spigolone e come già successo per l'Adami una volta alla macchina non ho potuto pensare quanto alla fine il valore non sia tanto nella ripetizione quanto nell’intero viaggio.
Il selvaggio sentiero verso il “Toc de la Nef” che ti apre il mondo della Concarena (il Caronte di chi vuole scendere in questi mondi di calcare), il diedro iniziale che fa capire la pasta di Riccardo Cassin e dei suoi compagni di cordata, il tratto mediano ricco di insidie nonostante gli apparenti gradi “facili” e la cresta finale, una distesa pazza di “rolling stones” dove nemmeno Bob Dylan sarebbe a suo agio.
La calata, gli ultimi due tiri che portano in cima al Golem e la cresta fatta di corsa fino alla Bacchetta per poi scendere in Val Baione e a quel fantastico bivacco così lontano da tutto.
La risalita al Passo delle Blese e la camminata fino al Rifugio Baita di Iseo inciampando ogni 5 metri sui sassi senza più un briciolo di reattività.
Il biglietto del rifugista lasciato sul vetro della macchina che chiede di contattarlo quando torniamo e si scusa per aver avuto una urgenza e chiuso il rifugio senza aspettarci.
Ma quanta magia c’è qua?
Ma la senti anche tu?
Finisce tutto con 3 medie, un caffè corretto e un amaro offerto in un ristorante vista Badile Camuno e Tredenus a parlare di ricordi e di sogni, di chi eravamo e di chi saremo.
Sarebbe riduttivo dire che arrampico solo per arrivare in cima no?

“E se qualcuno ti chiede il perché e vuole sapere dei pericoli e degli alberi accompagnalo dove la scia della lumaca si fa più luminosa. Se viene senza violenza troverà amici ovunque che gli insegneranno come fare per dividere con le api il miele e il profumo dei fiori”
Antonio Boscacci

INFO UTILI:

AVVICINAMENTO:
Non è complicato come dicono e sia su Strava che su Bergfex trovate la traccia fino al Toc de la Nef corretta.
Dall’ultima delle baite di Natù si sale per un sentiero che si abbandona sulla sinistra e tra ghiaioni, fitti boschi e qualche tratto esposto conduce ai piedi della parete.
Ci sono diversi segni e ometti.
Se controllate la traccia mentre camminate e avete dubbi non vi perdete.
La cengia erbosa invece che conduce all’attacco è ripida e passa sopra diversi salti di roccia, io la eviterei con l’erba bagnata.
LA VIA:
La roccia in via non è per nulla malvagia, dove c’è “da scalare” va da buona a ottima.
C’è presenza di grosso detrito sulle cenge e soprattutto gli ultimi tiri sulla cresta sono “una ganda sospesa” però si cammina.
La relazione che trovate qui è ben fatta!
Come materiale consiglio vivamente due martelli e una decina di chiodi, i micro possono venire buoni sui primi 3 tiri (che sono i più impegnativi).
LA DISCESA:
Noi dalla cima del Golem abbiamo seguito le facili roccette fino in cima alla Bacchetta e da questa siamo scesi dalla normale in Val Baione per poi risalire al Passo delle Blese e raggiungere il Rifugio Baita Iseo.
Con questa strategia si arriva nello stesso punto in cui si è partiti la mattina e si fa un ulteriore viaggio nel cuore della Concarena.
Assolutissimamente consigliato!

Commenti

Post popolari in questo blog

Dove sono gli eroi?

Presolana di Castione e Occidentale dalla cresta Josi

Bernina, Direttissima