Cima Vaga, Via 1° Novembre

Battistino Bonali, un nome che, per chi frequenta queste valli, è entrato nella leggenda.
A 29 anni salì l’Everest lungo la parete nord, superando integralmente il Couloir Horbein per la prima volta, senza ossigeno supplementare e senza portatori.
Iconica la sua foto in cima, dove, al posto dei soliti gagliardetti istituzionali, teneva in mano uno straccio con scritto «Grazie Dio».
Alpinista di altissimo livello, dal ghiaccio alla roccia, fino allo sci ripido (su YouTube trovate ancora il video in presa diretta della discesa integrale lungo la parete nord dell’Adamello), perse la vita l’8 agosto 1993 lungo la parete nord dello Huascarán, insieme al compagno Giandomenico Ducoli.
Intenti a ripetere la via Casarotto, vennero travolti da una scarica di neve e ghiaccio a poche centinaia di metri dalla cima.
Insomma, una di quelle figure che, senza finire sulle riviste patinate, ha saputo praticare silenziosamente un alpinismo di alto livello, fatto di ricerca e amore per la montagna.
Il silenzio è proprio la parola che più mi viene da associare alla Val Camonica, alle sue montagne, alle sue pareti, alla sua gente.
Alpinisti silenziosi, schivi per natura, di una modestia vera, ma con capacità eccezionali.
Infatti, sono qui, sul verticale, a 200 metri da terra, diverse decine di metri sopra l’ultima protezione, dalla tenuta dubbia, e penso a come cavolo abbia fatto Battistino a passare e a dare V a questi passaggi.
In scarponi, senza dadi e friend.
Martello, chiodi e tanta voglia di avventura.
E come cavolo avranno fatto Marco Taboni e Giovanni Ducoli a salirla in inverno?
Cerco di evitare di trovare le risposte a queste domande, concentrandomi sui movimenti e puntando ai chiodi di sosta che vedo pochi metri sopra di me.
Cima Vaga: qualcuno la conosce?
Probabilmente nessuno l’ha mai sentita nominare, ma a tanti curiosi, guardando da Breno verso il Badile Camuno, non può essere sfuggito quello spigolone roccioso che scende alla sua destra: longilineo, verticale, un invito a pranzo impossibile da rifiutare.
Fu salito proprio da Battistino Bonali e Erminio Bontempi a fine anni 80': la via "Primo Novembre"
Qualche giorno fa Luca Ducoli, insieme a Edo Balotti e Dan Russo, hanno fatto una delle rare ripetizioni di questa via che sognavo da tanto.
È stata la miccia definitiva che mi ha spinto ad andare a curiosare e a provarci.
Infatti, sto maledicendo Luca e la sua relazione, tutta di V: a me, nemmeno l’avvicinamento è sembrato V.
Si vede proprio chi è forte e chi no!
In sosta, appeso, mi guardo attorno.
Di fronte, la Concarena e il mitico spigolo Cassin: un’altra avventura di calcare di questa estate.
Che fortuna avere ancora tutta questa voglia di sognare.
Perdo il senso del tempo e dello scorrere delle ore, accompagnato da questo sole autunnale che ha il potere di un Enervit senza fine.
Martello, chiodo, occhio alla roccia, presa, piede, sosta.
Gesti ripetuti all’infinito, mentre il sole si abbassa sempre di più e la luce si fa radente.
È così che arriviamo finalmente in cima.
Scendiamo veloci e, appena raggiungiamo il sentiero, accendiamo le frontali, mentre le luci di Cimbergo, sullo sfondo, fanno vibrare l’anima.
Steve davanti, la Doc dietro e un filo che ci unisce oggi e forse per sempre.
Volevamo l’ultimo viaggione di stagione, no?
Non possiamo lamentarci.
Grazie, Battistino. È stato un onore seguire, anche se da molto lontano, la tua scia.
Relazione:
Avvicinamento:
Dal Rifugio Volano, seguire la strada per il Bivacco Macherio e abbandonarla in corrispondenza del tornante da cui parte il sentiero per il Passo di Mezzamalga.
Seguire il sentiero fino alla piana sottostante, dove è indicato il Laghetto del Silenzio.
Qui abbandonare il sentiero e attraversare una lunga ganda fino a portarsi sotto il Torrione dell’Orso.
Poco oltre, risalire il ripido canale erboso, con alcuni facili passaggi su roccia, fino alla Bocchetta dell’Orso.
Scendere ora sul versante opposto, lungo un ripido prato erboso, puntando, quando possibile, a un’ampia selletta sulla destra.
Una volta raggiunta, scendere per un ripido canale erboso fino a un salto.
Qui traversare verso destra, dove si trova una traccia di sentiero che prosegue a lungo in direzione della nostra via.
Giunti a una selletta, ci si trova di fronte all’attacco della via.
Occorre però scendere ancora una decina di metri lungo un tratto piuttosto ripido.
Conviene assicurarsi a un piccolo pino con la corda ed effettuare una breve doppia.
L’attacco è segnalato da un cordone verde in una clessidra.
Tempo di avvicinamento: 3 ore dal Rifugio Volano.
Percorso:
L1: Salire il canale fin quando è possibile uscire a sinistra su terreno più facile. Attaccare ora le rocce verticali (un chiodo abbastanza mimetizzato) e continuare cercando il terreno più facile fino ad arrivare a una cengetta dove si sosta su 2 chiodi. 60mt, V
L2: salire dritti sopra sbucando su terreno più facile, puntare a un evidente pilastro sulla destra e, aggiratolo, entrare in un diedro camino che termina alla base di un lungo canale erboso. Salirlo fino alla sosta su pianta. 60mt, IV+
L3: Dalla sosta salire leggermente verso destra puntando alla base dell’evidente diedro sulla destra di uno strapiombo giallo. Sosta su chiodo e friend. 50mt, V
L4: salire il bellissimo diedro sopra la sosta (ch) e sostare su friend a destra del diedro su una comoda cengia 20mt, V.
L5: dalla sosta salire a sinistra (clessidra e ch) e puntare a un chiodo alto, raggiuntolo traversare leggermente a sinistra per poi riportarsi in verticale sulla placca e uscire su terreno più facile. Continuare nuovamente lungo lo spigolo con bella arrampicata (ch) fino a sostare sulla sinistra in una nicchia con clessidra. 55mt, V+
L6: Salire dritti sopra la sosta per una decina di metri traversando poi a destra con arrampicata più facile fino a giungere a una cengia dove si sosta su 2 chiodi. 20mt, V
L7: salire sopra la sosta puntando all’evidente nicchia (clessidra e chiodo sopra) superare lo strapiombo e uscire a destra a una cengia dove si sosta su 2 chiodi. 30m, VI.
L8: Dalla sosta traversare a sx qualche metro e attaccare il muro verticale (4 ch) per poi raggiunge un diedro che si risale interamente fino a giungere su rocce più facili in cresta. Sosta da attrezzare su spuntone. 60mt, VI
L9: per semplice cresta fino alla cima. 60mt, III
Discesa:
Dalla cima si segue la cresta erbosa in direzione della bocchetta dell’orso e, appena prima di giungere all’anticima della Cima Vaga, si scende su erba ripida in direzione Volano puntando a un canale che si segue in discesa con alcuni passaggi di disarrampicata fino a sbucare sulla ganda sotto la bocchetta dell’Orso.
Consigli per l'uso:
La via Primo Novembre sale lo spigolo sud della Cima Vaga, accanto al Badile Camuno.
E' una via sicuramente impegnativa: il lungo avvicinamento, la continuità dei tiri, la qualità della roccia e la difficoltà a proteggersi ne fanno una salita riservata a cordate abituate a questo tipo di terreno.
Ho lasciato i gradi della relazione originale ma sono sicuramente "stretti", non sono V dove si passeggia, regolarsi di conseguenza.
Come materiale una serie di friend dai micro al 2 basta.
Fondamentale martello e 4/5 chiodi scelti, io su diversi tiri ho piantato chiodi(poi tolti dal secondo) per proteggermi.
Le soste presenti sono ottime e sempre comode.

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