Pizzo Matto, Foedus Aeternum
E già li vedi crescere come me
Con quello zaino con su scritto NOFX
Con gli stessi occhi che non dormono mai
Lo stesso cuore sempre in cerca di guai
E con questa musica come malattia
Che mi dicevi, "Guarda che quando inizi dopo non va più via"
E questa vita non va come vorrei
Mentre li guardo e penso che non ci sei
Quando si rincorrono giù in mezza la via
Quando nessuno vuol far la polizia
Quando mi chiedon la canzone che poi
Finisce sempre con la stessa domanda
"Dove sono gli eroi?"
Bull Brigade, Strenght for Life
Che la Val Grosina sia un amore piuttosto intenso credo sia chiaro a chiunque capiti tra le pagine di Montagne Proletarie.
La vicinanza a casa e la presenza di belle montagne ne fanno un luogo ricco di idee e avventure.
A livello puramente arrampicatorio, sono tre le pareti più importanti per sviluppo e qualità della roccia: la Sud del Saoseo, la Sud-Ovest della Viola e la Est del Pizzo Matto.
Su quest’ultima, una sola via aveva solcato per intero la parete: la Via Toni, aperta nel 1991 e dedicata a Toni Strambini, forte alpinista grosino, purtroppo mancato sulle Cime di Redasco.
Negli anni successivi, sul margine sinistro della parete, è stata aperta Dorifera, una via plaisir a spit che conta ormai numerose ripetizioni.
Sulla parte destra della parete, proprio sotto la verticale della vetta, grossi strapiombi sembravano precludere le possibilità di una salita classica.
Faceva eccezione un diedrone di roccia rossissima che da sempre aveva catturato le mie fantasie e che si insinuava, rettilineo, tra tutti quei tetti.
Si passerà?
Era qualche anno che questa idea mi ronzava in testa, ma l’avevo sempre accantonata per dedicarmi ad altri progetti dall’esito più “sicuro”.
La molla definitiva per provarci è stata la voglia di dedicare ad Albi una via sulle sue montagne, quelle dove si sentiva a casa e che amava nel profondo.
Soprattutto questa Est del Matto, che ancora gli mancava e che voleva salire per la Via Toni con il Grek, aspettando l’ottobre giusto per godere insieme dell’autunno sullo scisto scaldato dal sole.
Con me ci sono Gaggio e Steve, accomunati dallo stesso legame per Albi e desiderosi di vivere un’avventura sulle montagne di casa.
Parte Gaggio per il primo tiro, in direzione del diedrone, e subito troviamo roccia bella e difficoltà.
Io e Steve ci guardiamo: sarà una luuuunga giornata.
Più saliamo, più siamo stupiti dalla bellezza della via: continui passaggi impegnativi su roccia bellissima, incastonati in mezzo agli strapiombi.
Davvero, davvero bello.
Finito il diedrone, Gaggio mi cede la corda e proseguo con due tiri in altri diedri, uno dei quali Steve definirà semplicemente “commovente”.
Cediamo quindi il comando della cordata a Steve per l’ultimo lungo tiro e sbuchiamo direttamente in vetta.
UNA VIA BELLISSIMA!
Merito della montagna, ovviamente.
Noi l’abbiamo solo scoperta.
Era una settimana che pensavo a un nome per la via, nel caso fossimo riusciti ad aprirla e a dedicarla ad Albi.
La mattina, durante l’avvicinamento, i ragazzi mi avevano detto di dirlo solo una volta arrivati in cima.
Riuniti tutti e tre sul cucuzzolo del Matto, mentre compilo il libro di vetta, cullati da un vento fortissimo, scrivo il nome:
Foedus Aeternum
La parola foedus indica un’alleanza giurata, un patto sacro, un trattato di pace solenne.
È il termine più nobile della lingua latina per esprimere un legame sancito da un forte impegno reciproco e morale.
Credo sia un nome perfetto per ricordare Albi: quello che ci legava e che rimarrà per sempre sigillato nella roccia, immutabile negli anni, anche quando nessuno di noi ci sarà più.
Rimarranno sempre queste storie e queste vite, questi scambi di anime, questi intenti comuni, queste spalle curve sotto gli zaini pesanti mentre il sole abbandona il fondovalle, ricche di speranze, ricche di sogni, ricche di vita.
Ciao, amico mio.
Non ci passa mai!
Strenght for life!
E se mi guardi che cosa penserai?
Che faccio schifo più pesante che mai
Che bevo troppo e pure senza un perché
E non ne parlo neanche più insieme a me
E tutto ha perso di valore quaggiù
Ed io mi manco perché sono partito da quando non ci sei
Non ci sei più
Ti cerco nella scia di una canzone
Ora che il mare del tempo ti trasporterà via
E non mi passa mai
Strength for life
Bull Brigade, Strenght for Life
Consigli per l’uso:
Foedus Aeternum è la linea più diretta sulla parete Est del Pizzo Matto. Si svolge a destra della Via Toni e supera i grossi strapiombi mediani grazie a un provvidenziale diedro di roccia rossa, semplicemente stupenda.
Nonostante la parete non sia molto lunga, si tratta di una salita continua e fisica, quasi completamente da proteggere.
Ad oggi, una delle vie più impegnative della Val Grosina!
RELAZIONE:
Avvicinamento:
Da Malghera si segue il sentiero per il Passo di Vermolera. Raggiunto il passo, si svalica e si traversa sotto la parete per ganda.
L’attacco è ben visibile presso una nicchia alla base della parete, a destra della placconata della Via Toni. Presente anche un ometto.
Percorso:
L1:
Attaccare le rocce a destra della nicchia (visibile un cordone blu in alto su spuntone), puntando a un diedro verticale/strapiombante che si supera direttamente (lasciati un nut e un chiodo appena sopra).
Continuare fino alla sosta, su rocce più facili.
Sosta su 2 chiodi + eventuale nut piccolo.
55 m – VII- oppure VI/A0
L2
Salire il muro verticale sopra la sosta, inizialmente leggermente a sinistra, fino a trovare un nut. Traversare quindi verso destra e uscire su terreno più facile, puntando all’evidente diedro superiore.
Salirlo con bella arrampicata fino a un terrazzino, dove si sosta su due chiodi (+ eventualmente Friend BD n. 3).
30 m – VI+
L3
Continuare lungo il diedro verso sinistra fino a un ostico passaggio in placca (chiodo). Puntare quindi allo strapiombo fessurato (chiodo), che si supera con un passaggio atletico.
Continuare su rocce verticali (cordone su spuntone) e riprendere il diedro, seguendolo con passaggi fisici (chiodo) fino alla sosta su spuntone (+ friend).
40 m – VII continuo
L4
Salire verticalmente sopra la sosta, poi proseguire su rocce più facili fino a una cengia.
Traversarla verso sinistra, puntando a un evidente diedro in alto. Superare un breve passaggio strapiombante per portarsi sulla placca sotto il diedro; un altro diedrino verticale conduce alla sosta, su terrazzino con spuntone.
45 m – V+
L5
Salire tutto il diedro con arrampicata entusiasmante: un passaggio più fisico a metà, poi ancora arrampicata divertente fino alla fine.
Uscire a sinistra (chiodo) e salire un’ultima placchetta che porta a una cengia sotto l’ultimo salto. Percorrerla fino a trovare la sosta con cordone.
45 m – VI
L6
Superare la placchetta a destra della sosta, poi puntare a un’evidente fessura di roccia rossastra sulla destra (chiodo alla base).
Salirla ed entrare in un diedro (attenzione a qualche blocco rotto) che permette di sbucare direttamente in cima.
45 m – V+
Discesa:
Facilmente per la normale del Pizzo Matto fino al Passo di Vermolera.
Materiale:
Serie di friend dai micro fino al BD n. 3, nut, martello e un paio di chiodi.
Se si vuole raddoppiare qualche friend, male non fa.
La salita è stata effettuata posizionando esclusivamente protezioni veloci; i chiodi sono stati aggiunti dai secondi di cordata per agevolare i ripetitori.
Con quello zaino con su scritto NOFX
Con gli stessi occhi che non dormono mai
Lo stesso cuore sempre in cerca di guai
E con questa musica come malattia
Che mi dicevi, "Guarda che quando inizi dopo non va più via"
E questa vita non va come vorrei
Mentre li guardo e penso che non ci sei
Quando si rincorrono giù in mezza la via
Quando nessuno vuol far la polizia
Quando mi chiedon la canzone che poi
Finisce sempre con la stessa domanda
"Dove sono gli eroi?"
Bull Brigade, Strenght for Life
Che la Val Grosina sia un amore piuttosto intenso credo sia chiaro a chiunque capiti tra le pagine di Montagne Proletarie.
La vicinanza a casa e la presenza di belle montagne ne fanno un luogo ricco di idee e avventure.
A livello puramente arrampicatorio, sono tre le pareti più importanti per sviluppo e qualità della roccia: la Sud del Saoseo, la Sud-Ovest della Viola e la Est del Pizzo Matto.
Su quest’ultima, una sola via aveva solcato per intero la parete: la Via Toni, aperta nel 1991 e dedicata a Toni Strambini, forte alpinista grosino, purtroppo mancato sulle Cime di Redasco.
Negli anni successivi, sul margine sinistro della parete, è stata aperta Dorifera, una via plaisir a spit che conta ormai numerose ripetizioni.
Sulla parte destra della parete, proprio sotto la verticale della vetta, grossi strapiombi sembravano precludere le possibilità di una salita classica.
Faceva eccezione un diedrone di roccia rossissima che da sempre aveva catturato le mie fantasie e che si insinuava, rettilineo, tra tutti quei tetti.
Si passerà?
Era qualche anno che questa idea mi ronzava in testa, ma l’avevo sempre accantonata per dedicarmi ad altri progetti dall’esito più “sicuro”.
La molla definitiva per provarci è stata la voglia di dedicare ad Albi una via sulle sue montagne, quelle dove si sentiva a casa e che amava nel profondo.
Soprattutto questa Est del Matto, che ancora gli mancava e che voleva salire per la Via Toni con il Grek, aspettando l’ottobre giusto per godere insieme dell’autunno sullo scisto scaldato dal sole.
Con me ci sono Gaggio e Steve, accomunati dallo stesso legame per Albi e desiderosi di vivere un’avventura sulle montagne di casa.
Parte Gaggio per il primo tiro, in direzione del diedrone, e subito troviamo roccia bella e difficoltà.
Io e Steve ci guardiamo: sarà una luuuunga giornata.
Più saliamo, più siamo stupiti dalla bellezza della via: continui passaggi impegnativi su roccia bellissima, incastonati in mezzo agli strapiombi.
Davvero, davvero bello.
Finito il diedrone, Gaggio mi cede la corda e proseguo con due tiri in altri diedri, uno dei quali Steve definirà semplicemente “commovente”.
Cediamo quindi il comando della cordata a Steve per l’ultimo lungo tiro e sbuchiamo direttamente in vetta.
UNA VIA BELLISSIMA!
Merito della montagna, ovviamente.
Noi l’abbiamo solo scoperta.
Era una settimana che pensavo a un nome per la via, nel caso fossimo riusciti ad aprirla e a dedicarla ad Albi.
La mattina, durante l’avvicinamento, i ragazzi mi avevano detto di dirlo solo una volta arrivati in cima.
Riuniti tutti e tre sul cucuzzolo del Matto, mentre compilo il libro di vetta, cullati da un vento fortissimo, scrivo il nome:
Foedus Aeternum
La parola foedus indica un’alleanza giurata, un patto sacro, un trattato di pace solenne.
È il termine più nobile della lingua latina per esprimere un legame sancito da un forte impegno reciproco e morale.
Credo sia un nome perfetto per ricordare Albi: quello che ci legava e che rimarrà per sempre sigillato nella roccia, immutabile negli anni, anche quando nessuno di noi ci sarà più.
Rimarranno sempre queste storie e queste vite, questi scambi di anime, questi intenti comuni, queste spalle curve sotto gli zaini pesanti mentre il sole abbandona il fondovalle, ricche di speranze, ricche di sogni, ricche di vita.
Ciao, amico mio.
Non ci passa mai!
Strenght for life!
E se mi guardi che cosa penserai?
Che faccio schifo più pesante che mai
Che bevo troppo e pure senza un perché
E non ne parlo neanche più insieme a me
E tutto ha perso di valore quaggiù
Ed io mi manco perché sono partito da quando non ci sei
Non ci sei più
Ti cerco nella scia di una canzone
Ora che il mare del tempo ti trasporterà via
E non mi passa mai
Strength for life
Bull Brigade, Strenght for Life
Consigli per l’uso:
Foedus Aeternum è la linea più diretta sulla parete Est del Pizzo Matto. Si svolge a destra della Via Toni e supera i grossi strapiombi mediani grazie a un provvidenziale diedro di roccia rossa, semplicemente stupenda.
Nonostante la parete non sia molto lunga, si tratta di una salita continua e fisica, quasi completamente da proteggere.
Ad oggi, una delle vie più impegnative della Val Grosina!
RELAZIONE:
Avvicinamento:
Da Malghera si segue il sentiero per il Passo di Vermolera. Raggiunto il passo, si svalica e si traversa sotto la parete per ganda.
L’attacco è ben visibile presso una nicchia alla base della parete, a destra della placconata della Via Toni. Presente anche un ometto.
Percorso:
L1:
Attaccare le rocce a destra della nicchia (visibile un cordone blu in alto su spuntone), puntando a un diedro verticale/strapiombante che si supera direttamente (lasciati un nut e un chiodo appena sopra).
Continuare fino alla sosta, su rocce più facili.
Sosta su 2 chiodi + eventuale nut piccolo.
55 m – VII- oppure VI/A0
L2
Salire il muro verticale sopra la sosta, inizialmente leggermente a sinistra, fino a trovare un nut. Traversare quindi verso destra e uscire su terreno più facile, puntando all’evidente diedro superiore.
Salirlo con bella arrampicata fino a un terrazzino, dove si sosta su due chiodi (+ eventualmente Friend BD n. 3).
30 m – VI+
L3
Continuare lungo il diedro verso sinistra fino a un ostico passaggio in placca (chiodo). Puntare quindi allo strapiombo fessurato (chiodo), che si supera con un passaggio atletico.
Continuare su rocce verticali (cordone su spuntone) e riprendere il diedro, seguendolo con passaggi fisici (chiodo) fino alla sosta su spuntone (+ friend).
40 m – VII continuo
L4
Salire verticalmente sopra la sosta, poi proseguire su rocce più facili fino a una cengia.
Traversarla verso sinistra, puntando a un evidente diedro in alto. Superare un breve passaggio strapiombante per portarsi sulla placca sotto il diedro; un altro diedrino verticale conduce alla sosta, su terrazzino con spuntone.
45 m – V+
L5
Salire tutto il diedro con arrampicata entusiasmante: un passaggio più fisico a metà, poi ancora arrampicata divertente fino alla fine.
Uscire a sinistra (chiodo) e salire un’ultima placchetta che porta a una cengia sotto l’ultimo salto. Percorrerla fino a trovare la sosta con cordone.
45 m – VI
L6
Superare la placchetta a destra della sosta, poi puntare a un’evidente fessura di roccia rossastra sulla destra (chiodo alla base).
Salirla ed entrare in un diedro (attenzione a qualche blocco rotto) che permette di sbucare direttamente in cima.
45 m – V+
Discesa:
Facilmente per la normale del Pizzo Matto fino al Passo di Vermolera.
Materiale:
Serie di friend dai micro fino al BD n. 3, nut, martello e un paio di chiodi.
Se si vuole raddoppiare qualche friend, male non fa.
La salita è stata effettuata posizionando esclusivamente protezioni veloci; i chiodi sono stati aggiunti dai secondi di cordata per agevolare i ripetitori.
























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