Intervista con... Popi Miotti!


Montagne Proletarie cresce e tenta di fare un altro passo avanti.
L'obiettivo del blog è sempre stato quello di far conoscere vie e montagne poco frequentate rimaste da sempre nella penombra ma meritevoli di attenzione alpinistica.
Il passo successivo non poteva che essere quello di provare a presentare anche i personaggi che su queste montagne hanno lasciato in qualche modo traccia.
Alpinisti ma non solo, sopratutto montanari, innamorati dei tramonti e delle albe sulle nostre montagne, proprio come tutti noi.
Ho scelto di utilizzare un format veloce ma spero incisivo, 10 domande e 10 foto per raccontarvi il più possibile e il più a fondo possibile ciascuno di questi alpinisti.
Per primo non potevo che partire dal Popi!
Senza togliere sorprese a quello che ci racconterà il Popi in questa intervista per me è stato sicuramente un punto di riferimento per il modo di interpretare l'alpinismo con valore esplorativo, dedicato alla scoperta di nuove possibilità vicino a casa e, sopratutto, dimostrando con tante battaglie a difesa dell'ambiente un amore incondizionato per le montagne.
Una decina di anni fa comprai direttamente da lui la sua autobiografia (Gli Archivi ritrovati, cercatelo!)e mi scrisse in prima pagina come dedica: "A Giacomo, un libro di non alpinismo"
Bastò quello a farmi completamente innamorare di lui, a ripetere tante sue vie e anche a aprirne alcune che aveva visto lui ben prima di me.
Basta divagare, vi lascio al Popi e alla sua storia perchè le voci dentro di noi vanno sempre ascoltate... mi sbaglio?

Ciao Popi, ti chiedo una piccola presentazione: chi sei, da dove vieni, come hai iniziato a scalare e con chi?
Sono nato e cresciuto a Sondrio e ho 72 anni. Ho iniziato a scalare sul finire degli anni 60 e le prime cose serie le ho fatte a partire dal 1970. Considero mio Maestro Carlo Pedroni.

Com’è stato vivere gli anni del sassismo? Mi sembra che tra tu tu sia comunque quello più “vicino” a una certa “dottrina alpinistica” , almeno come formazione, mi sbaglio?
Gli anni del sassismo sono stati anni di grande entusiasmo e scoperta non solo sulle montagne e sulle pareti . Avere avuto però esperienza del “vecchio” alpinismo mi ha aiutato a non essere radicalmente critico nei confronti di chi mi aveva preceduto. Non si doveva buttare il bambino con l’acqua sporca.

Uno dei punti cardini della tua attvità alpinistica è stato quello esplorativo lungo le montagne della tua Valtellina, cosa ti ha mosso verso questo tipo di attvità?
In primis un grande amore per queste montagne e poi pigrizia anche se ho fatto vie nuove un po’ ovunque. A parte qualche salita non ho mai cercato la difficoltà tecnica fine a sé stessa ma mi interessava ficcare il naso in posti dai più giudicati con scarso - o privi - di valore tecnico ma anche alpinistico (secondo il loro metro).

Sei un profondo conoscitore delle montagne della Valtellina, hai voglia di dirci 3 vie aperte da te, in 3 posti diversi, meritevoli di essere scoperte e ripetute?
Parete Sud della Cima Viola 1977, via Ritorno alle origini: Rappresentava per me la quintessenza di quello che cercavo. Parete semi sconosciuta approccio allora non breve, scarsi punti di appoggio.
Cima d’Averta parete Est 1982, diedro Soli di Ghiaccio: Via di alta difficoltà, 6b, aperta senza l’uso di chiodi ma solo con protezioni mobili. Stile e difficoltà per allora abbastanza all’avanguardia. Bella via! Molto ripetuta.
Spigolo Sud del Gemello orientale (Bernina) 1984 , via Bollicine: Grande via in quota con difficoltà fino al 6b in una zona remota e trascurata. Anche questa con sole protezioni mobile.Ripetuta forse un paio di volte.


Sei stato uno dei precursori della ricerca di nuovi itinerari anche su ghiaccio e misto, hai aperto “Cittadini della Galassia” sul Monte Legnone quando il misto nemmeno esisteva. Cosa ti affascinava di quel mondo?
Non mi piace fare il primo della classe ma devo ammettere che fui precursore assieme a Gian Carlo Grassi con cui feci diverse cosette. Assieme a “Cittadini della Galassia” 1981 metto anche la NE del Pizzo Cengalo 1987, via Cacao Meravigliao. Ultima parete inviolata della Bondasca: sei anni di attesa che ci fossero le condizioni giuste. Salita d’inverno, franata quasi completamente circa dieci anni dopo. Credo che sia meglio attendere ancora qualche anno per una ripetizione.

Come hai scelto lo stile con cui aprire le tue vie? Hai qualcuno che ha ispirato durante il tuo percorso alpinistico?
Forse lo stile ha scelto me. Ispirato da Yvon Chouinard e Bonatti . Col passare degli anni ho ridotto sempre più la quantità di attrezzature per salire una via prediligendo quasi masochisticamente la concreta possibilità di un insuccesso a una vittoria certa (o quasi): in fondo la “cima” è un punto stretto rispetto a quello che c’è attorno e che la genera.

Negli anni ti sei speso in tutti modi a difesa e tutela della montagna contro un turismo sempre più mordi e fuggi e le montagne trasformate in luna park per attirare consumatori poco attenti . Rifaresti tutto? Queste lotte sono servite a qualcosa?
Per quanto spesso mi son detto che erano battaglie inutili ho poi capito che non era così vero. Ogni denuncia è un sassolino che a volte può far cambiare direzione alla macchina distruttrice del profitto. Con soddisfazione vedo che se un tempo ero solo (le mie prime denunce risalgono alla metà degli anni 80 e da allora ho scritto un centinaio di articoli di denuncia su diversi argomenti non attirandomi certo molte simpatie.) oggi non è più così ci sono altre voci come quella di Michele Comi che mi fanno ben sperare. Comunque prendere posizione richiede quasi sempre sacrificio, disponibilità a perdere qualcosa in termini di simpatia e consenso per riuscire a sensibilizzare la gente. Ma bisogna evitare il più possibile ogni ipocrisia e tenere la “schiena dritta”: mi permetto di citare le mie dimissioni dall’Associazione guide alpine contro l’eliski, pratica benedetta da un ente che dovrebbe trasmettere una visone dell’andare in montagna ben diversa

Una parte importante del tuo lavoro è stata la pubblicazione di guide di arrampicata e escursionismo. Ricordiamo Bernina (della collana CAI/TCI), Sul Granito della Val Masino, A piedi in Valtellina… Come vedi il mondo dell’editoria di montagna ora? C’è qualche guida in questi anni che ha stupito positivamente?
Fallito, o quasi, come guida alpina ho portato parte della mia professionalità sull’editoria, la fotografia, la cultura e oggi ne sono soddisfatto. Tutto ciò che ho fatto l’ho dedicato alle montagne sopratutto quelle valtellinesi. Non saprei fare altro e voglio farlo con lo stile che ha caratterizzato il mio alpinismo, la mia arrampicata. Potrebbe esserci contraddizione fra pubblicizzare un luogo e farsene poi difensore. Ma la cultura e la conoscenza se ben trasmesse, evitando quindi ogni genere di spettacolarizzazione oggi tanto di moda, aiutano viceversa a che molti partecipino alla difesa di un territorio. Il caso Val di Mello appare emblematico.

Come vedi il futuro delle montagne valtellinesi? Si riuscirà a trovare un equilibrio tra il flusso turistico e il mantenere integri certi ecosistemi molto delicati ?
Difficile. Osservo scarso radicamento culturale con i luoghi che viviamo e abitiamo. Ciò impedisce di coglierne le peculiarità che sono tante e diverse da luogo a luogo. Finché si pensa che per valorizzare un luogo occorrano infrastrutture o manifestazioni faraoniche (vedi Olimpiadi) non vedo sbocchi positivi. Eppure ci sono esempi virtuosissimi come il Melloblocco in Val Masino, prova tangibile di come i sassi che anni fa sarebbero stati per sempre distrutti dalle cave con solo un temporaneo beneficio economico (e per pochi), generano oggi un indotto assai importante per l’economia locale e sopratutto durevole negli anni.

Come ultima domanda non possiamo che chiederti: il tuo più grande sogno alpinistico realizzato e quello che hai ancora nel cassetto?
Sarò ripetivo ma il mio più grande sogno avverato fu e resta la prima salita alla parete Sud della Cima Viola e aggiungerei anche il Pilastro a Goccia sulla NO del Badile 1976. Nel cassetto resta qualche via classica che mi sarebbe piaciuto ripetere: il Pilastro dei Francesi al Crozzon, la Detassis alla Brenta alta, la Vinatzer in Marmolada e la Bonatti al Capucin.

Popi, non ci resta che ringraziarti e speriamo di verderci presto tra i monti!!!

In apertura su Cittadini della Galassia, Monte Legnone

Il diedro di "Soli di Ghiaccio", alla Costiera dell'Averta

Un bellissimo diedro che ricorda le famose salite al Bianco su "Bollicine", Gemello Orientale, Bernina

Cacao Meravigliao sulla Nord Ovest del Cengalo, prima salita invernale, un altro modo, un nuovo mondo?

Punta di Scais, Cresta Corti in invernale

Cima Viola, Via Ritorno alle Orgini

In apertura sulla parete sud del Liss dei Pesgunfi, Val di Mello

In apertura su "Deserto Nero", primissimi anni 80

Una delle prime ripetizioni di Polimagò, Val di Mello

Durante la traversata del gruppo Sella/Glushaint dopo aver salito lo spigolo "Corti" al Pizzo Sella

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