Ago di Sciora, Spigolo Ovest Integrale
ATTO I
Questa cengia è proprio bella, vista Badile e Cengalo con le loro magnetiche pareti nord.
Ogni tanto parte ancora qualche frana dal Cengalo, il rumore dei sassi misto allo scioglimento del ghiacciaio mi porta con la mente a posti e valli lontane, solo immaginate.
Toby che dici? Ci facciamo ancora due tiri e poi torniamo qua a dormire? Così domani mattina saliamo veloci sotto la cuspide e ci godiamo le ultime lunghezze, il rientro è lungo.
Vibrazione, telefono, messaggio.
“Mi sa che è cambiato il meteo, danno temporali forti già domani mattina”.
Toby che si fa?
Sento Franci, si attiva subito insieme a Riccio e mi confermano l’alta possibilità di perturbazioni forti già dal primo mattino, impensabile andare avanti.
Doppia su doppia raggiungo la base della parete, ore 21, cerco un posto dove dormire e domani mattina correre giù.
Inizia a grandinare.
Corro al rifugio.
Mi riparo nel sottotetto e dormo.
Mi sveglio e scendo fradicio e sconfitto.
Ago 1 – Giacomo 0.
ATTO II
Alta pressione continua, bisogna andare a nord, rimandare equivale a perdere il giro di giostra.
Gaggio c’è, abbiamo voglia di granito e di una giornata “piena”, di arrivare alla macchina completamente finiti.
L’idea dell’Ago c’è, ho voglia di andare a vedere quell’obelisco di roccia, di “bestemmiare” tra i milioni di sassi in discesa fino alla diga dell’Albigna, di scoprire il diedro fessurato di roccia rossa, ultimo scoglio prima della vetta.
Però ero partito per fare una solitaria, già assaporavo il gusto di riuscire da solo, di vivermi i “bravo” per riempire di soddisfazione le giornate e di ego il mio petto, per dare un senso compiuto a tutta quella fatica.
“Dieci anni, e non sono pochi, dieci anni durante i quali ho avuto modo di vivere sensazioni diverse per qualità e intensità, giornate e attimi incancellabili, altri più cupi e ombrosi che vorrei dimenticare. Dieci anni durante i quali ho potuto avvicinare un gran numero di alpinisti di diversa estrazione sociale e di differente sensibilità. Oggi da questi contatti umani esco un po’ deluso. Ebbene si, ho conosciuto molti alpinisti anche forti, grossi nomi internazionali, altri meno forti, altri ancora allievi delle scuole d’alpinismo: vi era chi alla montagna era giunto attraverso l’amore per la natura e proprio per questo pensava all’alpinismo come ad un’avventura più intensa e completa, venuta a poco a poco in una logica successione di sensazioni e di entusiasmi. Vi era chi vedeva nell’alpinismo un’affermazione reale e concreta della propria personalità, affermazione cercata forse proprio in seguito a una frustrazione o a un fallimento nella vita di ogni giorno.”
Gian Piero Motti, I Falliti
Come un monito queste parole tornano a rimbombare nella mente e a chiedermi: Perché scalo? Perché ho cominciato? Cosa cerco davvero?
Arrampico per l’avventura, per la voglia di scoprire certi posti, di arrivare su e vedere “cosa c’è di là”, per perdermi libero in un ambiente incontaminato e selvaggio, per sentirmi piccolo piccolo e annusando l’aria avere la certezza che c’è qualcosa di più grande, di molto più grande di me.
Gaggio ti va di fare l’Ago?
Non c’è altro da raccontare, morivo dalla voglia di stare su quel cucuzzolo e ci ho messo le chiappe.
Quanto è bello vedere tutto dall’alto, tutte queste cime quante giornate mi hanno regalato, quante emozioni.
La Cima di Zocca sorveglia ogni passo della nostra discesa: doppia, disarrampicata, doppia, una ganda infinita e la diga come miraggio.
Gaggio è rimasto indietro un po' zoppicante, io trotterello tra un sasso e l’altro.
Da qua si vede tutto.
Albi ti ricordi? Le creste, le cime, l’estate e l’inverno, ma quante ne abbiamo fatte?
Mi giro e non ci sei.
Scende una lacrima e scappa un sorriso.
Grazie ancora, di tutto, è stato bellissimo.
Cos’è una cordata se non una corda che ci lega per sempre?
Consigli per l’uso:
Lo spigolo ovest dell’Ago di sciora è divisibile in tre distinti parti:
_ I primi 9 tiri del pilastro Kasper, soste a spit e qualche spit lungo i tiri.
_ Il tratto mediano, piuttosto lungo di III e IV dove non si trova praticamente nulla.
_ La cuspide finale.
La relazione che allego è fatta molto bene, non ci si perde.
Una serie di friend abbondante basta per tutto, qualche cordino da abbandono per le calate meglio averlo.
La discesa è lunga e laboriosa, si trovano in posto le calate e ci sono degli ometti.
Dall’ultima doppia inizia l’interminabile discesa fino alla diga dell’Albigna, c’è un tratto di morena molto ripido per superarlo conviene stare esattamente lungo il centro della valle dove corre l’acqua.
Raggiunto il lago si trova il sentiero glaciologico che si segue lungo la sponda sinistra e va a congiungersi con l’itinerario che porta al Passo di Cacciabella.
Considerate che la discesa è lunga quanto la salita e l’ultima eventuale funivia dall’Albigna è alle ore 17!




















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