Corno di Salarno Occidentale, Via Lupo d'Argento
La Val Salarno, tempio magico del granito adamellino, luogo di culto per noi peccatori in cerca di redenzione.
Decine di montagne e centinaia di vie, le più mitiche, le più ingaggiose, le più visionarie, le storiche.
I nomi magici che da qui sono passati: Bramani, Roversi, Preti, Battaini, Sacchi, Chiaf e le loro firme lasciate con etica ferrea e con una grandissima capacità di guardare al futuro preservando il terreno d’azione anche per chi sarebbe arrivato domani.
“Nel 1981, data della mia prima visita in Val Salarno, la vista frontale delle pareti del Corno e del Cornetto, sulle quali non esisteva alcuna via di salita (tranne la classica Bramani-Oppio) aveva acceso il miraggio di un nuovo Eldorado, una miniera da cui avremmo attinto a piene mani le luccicanti ricchezze del "Made in USA", delle scalate libere e difficilissime, come le grandi placche ed i pilastri inaccessi garantivano.
Già dal primo assaggio scoprimmo invece una dimensione diversa, di salite che si potevano aprire comodamente in poche ore, pur riservando tratti entusiasmanti e difficili, mentre l'ambiente selvaggio ci calò invece in una atmosfera irreale e romantica, così lontana dall' arrampicata sportiva, eppure così ricca di un fascino irripetibile e quasi mistico nel quale il peso delle difficoltà spariva al confronto della solitudine e della bellezza dell'ambiente.
Da qui i nomi fantasiosi e magici delle vie (ben lontani da una brutta copiatura di fenomeni e culture estranei al nostro ambiente). Da qui lo stile assai pulito ed elegante delle prime salite, con una scalata pulita e libera spinta molto avanti ed uno scarsissimo uso di mezzi artificiali, sia pure per assicurazione.”
Così scriveva Mario Roversi in un annuario del CAI BERGAMO del 1983 aggiungendo poi:
“Segue una breve e volutamente incompleta descrizione di alcuni tra gli itinerari più interessanti; una preghiera ai ripetitori è di lasciare intatto lo stato delle vie (usate i chiodi e dadi che volete ma portateveli a casa) e rispettate lo stile pulito dei primi salitori.
“Le salite della Val Salarno non saranno mai delle imprese; mi piace pensare che anche tra molti anni l'ambiente tranquillo e pastorale che ci accompagnò tra queste montagne di casa sarà rimasto immutato. Anche se intanto il vecchio impianto a gas del rifugio è stato soppiantato dall'elettricità e qualcuno mi ha già chiesto con sguardo curioso quale sia la salita più dura della valle.”
Lupo d’Argento, questa la via prescelta, un nome mistico per una salita che corre lungo le granitiche placche fessurate del Corno di Salarno Occidentale, aperta dai fratelli Roversi nell’estate del 1984.
Questa salita ci ha dato tutto quello che ci aspettavamo: avventura, incertezza, un’arrampicata impegnativa e soprattutto libera, libera davvero, figlia di un tempo colorato da fasce nei capelli, sogni made in USA e tanta voglia di stare tra i monti a cercare una pace interiore.
Devo ringraziare ancora una volta il Grek perché, oltre alla grande amicizia, è bello sentire che non si va solo in montagna insieme ma si ha lo stesso modo di fare montagna, è davvero un privilegio.
Al ritorno, mentre Grek entrava dai pastori del Salarno a prendere il formaggio, mi sono sdraiato sul prato a guardare la testata della valle: Il Miller, I Corni, Il Triangolo, Il Gioià, tutti illuminati dal potente sole delle serate estive e ho pensato a quanta fortuna abbiamo a poter ancora vivere la stessa avventura di chi per primo ha mosso i piedi in verticale in questa valle, salvaguardando il terreno e lasciandolo come l'ha scoperto.
Lavagne da poter dipingere, fantasia che può galoppare, sogni che possono nascere.
“Persino un mare con delle boe ogni tot metri non lo vedremmo immenso”.
Consigli Utili:
Per l’attacco non c’è un punto preciso, seguendo la relazione e spostandosi 50mt a sinistra dei tetti si trovano delle placche appoggiate.
Da queste l’obiettivo è puntare alle grosse placche ben evidenti sovrastate da tetti che si raggiungono con 80/100mt di corda.
Sulle placche si trova il primo chiodo che vi farà sapere di essere sulla corretta strada per il resto seguendo la relazione alla lettera e guardando le foto sotto è impossibile perdersi.
In tutta la via si trovano 6/7 chiodi, con una serie e mezza di friend si fa tutto, la roccia è sempre spaziale.
Noi siamo scesi dal Pian di Neve traversando al Bivacco Giannantoni e giù per il sentiero, comodo e sbrigativo!
A Cevo cercate la Pasticceria Forneria Belotti, ambiente cordiale, gentile e cibo buonissimo!
Qua sotto trovate la relazione e sopratutto la foto col tracciato dove ho corretto l'attacco iniziale e le placconate, impossibile sbagliare.



















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